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Frichignono di Castellengo

La famiglia

Le origini della famiglia sono da ricercare nella provincia di Pavia, a Cecima, per la precisione. Da questa città in seguito a controversie con il vescovo di Pavia, i Frichignono furono costretti ad emigrare per rifugiarsi nell'attuale Canton Ticino. Nel 1417 i fratelli Giovanni, Antonio, Giacomo e Simone, figli del fu Franceschino furono signori di Locarno e Rocca Travaglia sul lago Maggiore e quindi sudditi di Flippo Maria Visconti. Il duca avrebbe dovuto trattare con loro, il 16 maggio dello stesso anno, per la restituzione dei possedimenti di Cecima, con il mero e misto imperio e con la giurisdizione franca da ogni pretesa di ingerenza da parte del vescovo di Pavia, in cambio di quelli di Locarno e Rocca Tramaglia.
I Frichignono, però, non tornarono mai a Cecima, ma si stabilirono nel Biellese. Il 31 maggio 1411, infatti, il conte Amedeo VIII di Savoia aveva ottenuto la dedizione spontanea delle terre Ossolane superiori che volevano liberarsi del dominio visconteo e di quello degli svizzeri. I Frichgnono decisero di appoggiare nascostamente i Savoia, in cambio di asilo e protezione in caso di bisogno. Addirittura lasciarono entrare truppe sabaude nella Val d'Ossola. Quando i Visconti vennero a conoscenza del tradimento dai propri agenti e Filippo Maria si mosse per una ritorsione, la famiglia aveva già riparato in Biella.
Per un certo periodo abitarono al Piazzo. Dal 1417 si prodigarono per acquistare le quote del castello di Castellengo dai quattordici nuovi proprietari che ne erano entrati in possesso il 20 agosto 1410, dopo l'allontanamento del capitano di ventura Bando di Firenze. Fu un iter lungo e difficoltoso: l'8 aprile 1430 furono investiti di dieci parti e mezzo del castello da Amedeo VIII di Savoia. Ottennero, poi, il resto della proprietà un pezzetto per volta, tramite matrimoni o compravendite, dalla metà del quattrocento fino alla fine del XVII secolo.
L'investitura dell'intero possedimento risale, infatti, al 14 febbraio 1684, quando i fratelli Pietro Francesco e Giovanni Giacinto, figli del patrimoniale generale Giovanni Antonio Frichignono, ed il nipote loro Giovanni Antonio del defunto fratello Ettore Bonifacio "mediante pagamento di Lire 130.000 vengono investiti con dignità comitale dei beni e ragioni feudali di Castellengo, Mottalciata, Montebelluardo, Gifflenga e Pratocelso". Non a caso il loro motto fu "meiux tard que jamais" (meglio tardi che mai).

(Federica Delmastro-tesi di laurea aa 2003-2004)

Bibliografia:
F. Avogadro di Vigliano, Antiche famiglie biellesi estinte, in 'La Rivista biellese', settembre-ottobre 1957, pag. 32

L'archivio

la documentazione rinvenuta nel castello di Castellengo in stato di abbandono fu acquistata nel 1971.
Si trattava della parte superstite dell'archivio nobiliare che in passato subì varie dispersioni.
L'archivio non presentava alcun ordinamento anche se le annotazioni esistenti su fascicoli e singoli documenti facevano presumere l'esistenza di un antico inventario. Non avendone rinvenuta traccia alcuna, si è, in un primo tempo preferito procedere alla schedatura delle carte così come si presentavano negli 88 mazzi in cui erano state raccolte, in modo da avere subito a disposizione uno strumento orientativo per la ricerca. In un secondo tempo è stata effettuata la revisione delle schede utilizzando il modello standard della base dati "Andromeda": l'intervento ha portato alla verifica e alla precisazione dei dati forniti nonché alla schedatura e al riordino di tre mazzi di miscellanea rimasti fino ad allora da esaminare. Le carte sono state, poi, fascicolate e i fascicoli numerati in ordine progressivo all'interno di ogni mazzo.
Agli 88 mazzi originari se ne è aggiunto uno - l'89 - donato da don Virgilio Crovella storiografo e paleografo biellese.
Pur avendo, nel corso del lavoro, individuato serie omogenee di documenti, non si è ritenuto di procedere ad un loro ordinamento fisico preferendo lasciare l'archivio così come sedimentato nel tempo a causa dei vari spostameti e rimaneggiamenti subiti.
Tuttavia si è creduto opportuno dare testimonianza della possibile organizzazione dell'archivio attraverso l'individuazione di quindici ipotetiche serie attraverso le quali è possibile aggregare la documentazione; la serie Beni e feudi si suddivide in sottoserie che individuano i luoghi di cui la famiglia fu infeudata o dove possedeva beni:

1. Famiglia
2. Amministrazione
3. Liti
4. Matrimoni e doti
5. Testamenti e successioni.
6. Tributi e dazi
7. Atti notarili
8. Beni e feudi
8.1 Castellengo
8.2 Mottalciata
8.3 Cossato
8.4 Cerreto e Quaregna
8.5 Valdengo
8.6 Occhieppo Superiore
8.7 Pralungo
8.8 Torino
8.9 Poirino
8.10 Albugnano
9. Atti del regio fisco
10. Estranei
11. Carte della famiglia Mestiatis
12. Carte della famiglia Ugliengo
13. Carte delle famiglie Peirani e Blavet
14. Pergamene
15. Tipi, mappe e disegni

Al termine dell'inventario si sono inseriti i documenti Frichignono conservati tra le carte già appartenute all'avvocato Luigi Borello (Carte Borello mazzo 5)
Le pergamene erano originariamente 12, datate tra il 1443 e il 1591. Se ne è individuata la provenienza dalle famiglie Ugliengo, Peirani e Blavet, tranne che per la n. 10 sicuramente Frichignono.
Sono state riprodotte in digitale e regestate seguendo l'ordine nel quale sono pervenute utilizzando l'apposito modulo del sistema informativo degli Archivi di Stato (F. Pessotto - 2006).
Nel 2008, a questa documentazione si sono aggiunti, per acquisto, un mazzo di carte, il 90, e 32 pergamene più 4 rotoli datati tra il 1399 e il 1829, provenienti dall'archivio della famiglia Pinchia.
I 137 tipi, mappe, disegni, da collegare alla serie beni e feudi, concernono il castello di Castellengo, opere di difesa e arginatura del torrenre Cervo, cascine, boschi, baragge e beni della famiglia in Castellengo e Mottalciata. Tre, senza indicazione di autore, si riferiscono al palazzo in via San Dalmazzo a Torino.
Il più, antico, 1681, del capitano e ingegnere G.A. Garabello, rappresenta il corso del Cervo verso Castellengo e Cossato, molti altri sono sottoscritti da architetti e ingegneri, ma soprattutto da misuratori locali.
L'inventario è realizzato utilizzando un applicativo web con back end SQL, appositamente programmato per la rilevazione. Il motore interno permette la ricerca utilizzando i campi data, titolo, descrizione, soggetto, luogo e autore(P. Perona 2004-2005).
Altri documenti Frichignono si possono trovare presso:

  • il Museo Leone di Vercelli che custodisce 48 antiche pergamene acquistate dal notaio Camillo Leone nel 1904 dall'antiquario Burlot di Torino
  • la Fondazione Sella di Biella dove si conservano alcuni disegni
  • l'Archivio di Stato di Torino nell'archivio della famiglia San. Martino di Parella

Bibliografia:
G. Bolengo, Frichignono di Castellengo, in 'Archivi e Storia', 1990,3-4, pag, 79.
M. Cassetti, Tipi e piante dei frichignono di Castellengo in "Bollettino della società, piemontese di archeologia e belle arti" XLIV, 1990-1991
F. Pessotto, Da novecento anni le pergamene ci raccontano, in "Rivista Biellese", 3/2007, pp. 66-73


Carte Borello Luigi
Dal Pozzo della Cisterna, Beni e feudi - Castellengo
Fonti per il territorio di Cossato



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