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Mappe e campagnoli del territorio biellese nei catasti sabaudi e napoleonici.

Quando si parla di territorio, ciascuno di noi ha in mente un luogo concreto, legato al proprio vissuto e alla propria esperienza quotidiana, sulla base dei quali siamo portati a fornirne descrizioni molto soggettive. Nel momento in cui nasce l'esigenza di comunicarlo ad altri, è necessario determinare questo luogo in modo preciso e senza equivoci, con l'utilizzo di segni convenzionali di valore universale.
Se gettiamo una sguardo al passato, man mano che si procede a ritroso troviamo manufatti che offrono interpretazioni del territorio di tipo soggettivo; soltanto nel '700 vengono redatti i primi catasti con metodologia scientifica.
Il censimento di mappe e libri figurati presso i comuni del Biellese, promosso dal DocBi e dall'Archivio di Stato di Biella e svolto dalla sottoscritta, ha permesso una visione della situazione locale, da cui nasce il testo che segue.

La catastazione sabauda

I catasti piemontesi nascono nell'ambito della politica di razionalizzazione e rafforzamento dello Stato voluta da Vittorio Amedeo II e volta a limitare i privilegi e le immunità nobiliari ed ecclesiastiche.
La misura generale dei territori delle comunità fu avviata nel 1698 e ad essa seguì la valutazione globale della capacità di produzione dei beni. Si giunse al Regio Editto 5 maggio 1731, che stabilì l'onere fiscale a carico di ciascuna comunità, la quale, a sua volta, doveva ripartire la quota tra i proprietari non immuni. Era quindi ogni singola comunità che doveva procedere a redigere il proprio catasto, sotto il controllo dell'Intendente della provincia.
Le regole per la formazione dei nuovi catasti sono fissate nel Biglietto del 5 Marzo 1739. Principale novità è l'introduzione della misura parcellare: come elemento base della misura del territorio è assunta la " parcella " cioè la porzione di terreno che ha lo stesso tipo di coltivazione e lo stesso proprietario, in questo modo un prato e un campo appartenenti alla stessa persona costituiscono due parcelle diverse e così pure per due porzioni di uno stesso campo appartenenti a due proprietari. L'altra grande novità del catasto settecentesco è la mappa, rappresentazione grafica del territorio misurato (mentre in precedenza venivano redatti solo catasti descrittivi ). Ogni comunità incaricava, con l'autorizzazione dell'Intendente della provincia e sotto la sorveglianza di un suo delegato, un geometra o misuratore che procedesse alla misurazione, con l'aiuto di " indicanti " o " trabuccanti " reclutati sul posto. Effettuata la ricognizione dei confini della comunità, si stendeva la mappa perimetrale e si procedeva poi alla misurazione delle singole parcelle, attribuendo a ciascuna un numero. Per ottenere una rilevazione completa venivano rappresentati anche i caseggiati del capoluogo (spesso ingranditi in un riquadro marginale con l'uso di una scala diversa), i beni feudali ed ecclesiastici (immuni dalle tasse), i fiumi, i torrenti e le strade.
Gli strumenti usati sono la tavoletta pretoriana, lo squadro, i compassi, la bussola, la calamita, la diottra e i regoli. Lo squadro è un disco metallico rialzato fissato su di un bastone con quattro tagli in corrispondenza dei punti in cui due rette perpendicolari passanti per il centro incrociano la circonferenza. Esso consente di scomporre la pezza di terreno da misurare in figure geometriche minori più facilmente misurabili. La tavoletta pretoriana è un tavolino rettangolare sul cui piano è appoggiato il foglio e sul quale, per mezzo di due punte metalliche mobili scriventi, si riportano in scala diagonali e lati della pezza da misurare.
Terminata la stesura della mappa si procedeva alla stima dei beni "per valbe", cioè facendo la valutazione di zone omogenee comprensive di più parcelle con lo stesso grado di produttività. In questo modo, una volta stabilito il grado di bontà dei campi compresi in una valba, l'estimo della singola parcella risultava da una operazione aritmetica.
I dati raccolti con le complesse operazioni fin qui descritte producevano le seguenti tipologie di documenti:

  • il libro delle stazioni, diario delle attività giornaliere di catastazione;
  • il sommarione, volume su cui compare l'indice delle parcelle nell'ordine numerico in cui si susseguono sul terreno, affiancate dai nomi dei rispettivi possessori, dall'indicazione della tipologia del bene e le sue coerenze;
  • il catasto, volume nel quale compaiono in ordine alfabetico i nomi dei possessori, con indicazione del patronimico, ad ognuno dei quali si accompagna la descrizione di tutti i beni posseduti (collocazione topografica, coerenze, superficie, stima) con i relativi numeri di parcella;
  • la mappa, raffigurazione geometrica complessiva della comunità, con la suddivisione in parcelle numerate;
  • il libro figurato o campagnolo, volume in cui compaiono rappresentazioni di porzioni di territorio, desunte dalla mappa e accompagnate dalle relative annotazioni di misura;
  • i libri delle mutazioni e dei trasporti, che documentano i cambiamenti di proprietà successivi al momento della rilevazione e stesura della mappa.

Nel territorio biellese si conservano le mappe di una quarantina di comuni. La maggior parte sono custodite presso gli uffici dei comuni di appartenenza, alcune presso istituti culturali, quali l'Archivio di Stato di Biella, la Biblioteca Civica di Biella, il Museo del Territorio Biellese.
Esse sono datate tra il 1739 e il 1797, ma si trovano anche copie realizzate nel secolo successivo o all'inizio del '900.
Si tratta di rappresentazioni geometriche realizzate per lo più su carta intelata, talvolta impreziosite da bordure e lacci in stoffa, talvolta fissate su due lati a tubi di legno, che facilitavano le operazioni di srotolamento e arrotolamento. Pur presentando grandezze variabili, in genere ci si trova di fronte a mappe di dimensioni dell'ordine dei 3m x 2m e non di rado di forma irregolare. La scala utilizzata è sempre quella di Trabucchi, spesso di Trabucchi 100, in alcuni casi di Trabucchi 110, 80 o 70.
Realizzati a mano, questi documenti rivelano l'uso di matita, penna, inchiostro nero e acquerelli colorati. I colori sono elementi di un codice iconografico , secondo il quale ad esempio i campi sono identificati dal colore marrone, i vigneti sono rappresentati da alberi stilizzati di color verde chiaro, i caseggiati invece si distinguono per la colorazione rosa. Questi caratteri concorrono a conferire alle mappe un valore pittorico, accresciuto dalla presenza di abbellimenti grafici: i cartigli che racchiudono i titoli o le sottoscrizioni dei misuratori sono nastri sorretti da putti o riquadri dai decori floreali, le rose dei venti , indicanti l'orientamento, o le rappresentazioni delle scale metriche possono recare motivi decorativi. Le mappe dei comuni di Vallanzengo, San Paolo Cervo, Tavigliano, Masserano, Cossato, Castelletto Cervo, Zimone, per citarne alcuni, offrono dei pregevoli esempi.
Tra i nomi di misuratori che più di frequente appaiono come autori si trovano "Antonio Desteffanis " o " Antonio Desteffani ", che realizzò le mappe di Trivero, Salussola, Tollegno, Ronco Biellese, Portula, Pettinengo e Camburzano; " Stefano Benigno " " Pietro Bussetti " e " Giovanni Antonio Bussetti " che furono autori di quelle di Tavigliano, Tollegno, Sordevolo, Sagliano, Quittengo; infine " Felice Castellanis " operò in Occhieppo Inferiore e Cossila.
Per quanto riguarda i campagnoli o libri figurati, ne sono stati rinvenuti soltanto una ventina, dei quali alcuni conservati presso l'Archivio di Stato di Biella. Sono volumi di dimensioni che si aggirano intorno ai 50 x 60 cm, con un totale di fogli che varia tra i 30 e i 250, rilegati con piatti in cartone rivestiti in pelle o stoffa con borchie metalliche su uno o su entrambi i piatti. Per la fattura e i caratteri pittorici dei disegni sono certamente da considerare oggetti di pregio.

I catasti napoleonici e le due fasi

Nelle fasi della prima occupazione francese del Piemonte, tra il 1796 e il 1799, il nuovo governo trovò già pronto uno strumento fiscale egualitario, ma nel mutato clima politico del Consolato fu dato l'avvio a partire dal 1802 alla realizzazione di un catasto " per masse di coltura ", con lo scopo di valutare approssimativamente quantità e qualità dei beni immobili di ogni comune; la valutazione consentiva di fissare la quota di contribuzione spettante a ciascuno di essi, lasciando a questi ultimi l'onere di ripartire la quota tra i propri abitanti.
In realtà la realizzazione di questo nuovo catasto fu frammentaria: si procedette soltanto in 1.800 comuni estratti a sorte.
L'operazione prevedeva la misura (l'arpentage) del territorio, con la stesura di una mappa geometrica sulla quale sono individuate porzioni di coltura e qualità omogenee ("massa") anche se appartenenti a proprietari diversi, contraddistinte da un numero progressivo, assegnato procedendo a spirale, in senso orario, dai confini verso il centro. Si procedeva poi alla stima (expertise) del reddito dei terreni misurati, ottenuta moltiplicando il valore attribuito in astratto ad ogni classe delle varie specie di coltura.

Presso L'Archivio di Stato di Torino sono conservate mappe di comunità biellesi prodotte in questa prima fase di catastazione, sono parte del fondo " Carte topografiche e disegni" e le schede che le descrivono, corredate dalle immagini, sono disponibili sul sito archiviodistatotorino.beniculturali.it alla sezione Carte topografiche e disegni.
Sono state individuate le mappe di 34 comuni biellesi, molte delle quali recano una data precisa: in molti casi essa è indicata secondo il calendario della rivoluzione e si tratta in genere degli anni XI, XII e XII (corrispondenti agli anni tra il 1802 e il 1805).
Tra il 1808 e il 1814 si assiste ad un'altra fase di catastazione francese: il catasto parcellare che, seguendo la falsariga del catasto sabaudo del secolo precedente, assume la parcella come la più piccola porzione di territorio individuata dalla stessa coltura e dallo stesso proprietario.
Si realizza ancora una volta una mappa, composta di vari fogli (il Tableau d'assemblage e le singole sezioni), nella quale la superficie del comune è suddivisa in alcune grandi " Sections ", contraddistinte da lettere maiuscole, e " Subdivisions ", contraddistinte da numeri ordinali; le parcelle ricevono una numerazione che ricomincia da uno ad ogni sezione.
Anche questa procedura, oltre alla mappa, produce :

  • l'État de section, volume corrispondente al sommarione, recante l'elenco delle parcelle con indicazione del proprietario, della superficie, della qualità, della rendita;
  • la Matrice, volume corrispondente al catasto, dove appaiono in ordine alfabetico i nomi dei proprietari con le parcelle possedute;
  • il libro delle mutazioni.

Soltanto di dieci comuni biellesi è stato rinvenuto il catasto parcellare napoleonico, operazione che qui ebbe luogo nel corso del 1810. Si tratta di una serie di fogli di mappa, sciolti o raccolti e rilegati in album: il " Tableau d'Assemblage ", nel quale è rappresentato l'intero territorio della comunità diviso in " Sections " e " Subdivisions ", in scala 1:10.000, e le mappe, più dettagliate, in scala 1:5.000 o 1:1.250, delle singole Subdivisions. Frequentemente i nomi di queste ripartizioni sono identici a quelli odierni o ad essi facilmente riconducibili.
Dal punto di vista della organizzazione amministrativa " Sections " e " Subdivisions " formavano il territorio della "Commune" , che era parte di un "Canton", che sottostava ad un "Arrondissement", a sua volta parte di un "Département". Ad esempio il titolo del "Tabeau d'Assemblage" della mappa di Zubiena è " Tableau d'Assemblage du Plan parcellaire de la Commune de Zubiena Canton de Mongrando Arrondissement de Biella Dép[artemen]t de la Sesia ... ".
Gli autori spesso non sono indicati, da segnalate risulta " M. Bacolla Geomètre du cadastre " il quale realizzò le mappe di Massazzza e Villanova Biellese; nella quasi totalità dei casi, però, appare tra le sottoscrizioni il nome di Momo, con il titolo " Ingénieur Verificateur du Cadastre ". Nome, per altro, che appare già sulle rappresentazioni cartografiche della prima catastazione napoleonica. Anche queste mappe presentano un carattere pittorico, anche se in alcuni casi l'uso del colore è di minor intensità.

Importanza e pregio dei documenti catastali

La documentazione catastale costituisce una preziosa riserva di dati ai quali attingere per molteplici esigenze di ricerca. Se la storia economica legge nelle mappe i mutamenti della struttura agraria nel corso dei secoli, ricostruisce dissodamenti di foreste, riconosce sistemi di campi aperti e cintati, formazioni di grandi proprietà terriere, rotazioni di coltura, tecniche rurali, vicende di vita comunitaria e famigliare, la geografia storica riconosce assetti geomorfologici quali i terrazzamenti, ma anche elementi idrografici come le anse abbandonate di un fiume o le canalizzazioni d'acqua. L'archeologo, dal canto suo, è in grado di evidenziare una centuriazione romana o un insediamento medievale, un ricetto o una via di transito poi abbandonata. Gli studi urbanistici giungono a ricostruire moduli architettonici, attraverso l'esame delle dimensioni e delle forme delle parcelle. Anche gli atti che corredano le mappe sono fonti importanti di indizi preziosi: offrono ad esempio dati onomastici e toponomastici.
Certamente non bisogna dimenticare i limiti dei documenti catastali, primo fra tutti il carattere statico della visione del territorio che ne scaturisce, fatto inevitabile poichè la rappresentazione è legata al preciso momento della rilevazione. Ulteriore limite è insito nella possibile distorsione dei valori di stima, condizionati dalla divergenza tra interessi privati e interessi statali.
Vorrei ora soffermarmi sui documenti di rappresentazione grafica: mappe e libri figurati, dei quali effettivamente mi sono occupata nel condurre il censimento sul territorio biellese. Essi sono documenti strettamente legati agli altri atti catastali poiché sono il prodotto della stessa azione normativa e utilizzati essenzialmente come strumenti fiscali; ma la comprensione della cartografia e della documentazione catastale è connessa a sua volta all'intero archivio comunale, di cui è parte.
Mappe e libri figurati costituiscono, però, anche un oggetto di ottima fattura e particolare pregio. In modo più evidente la cartografia settecentesca spesso raggiunge livelli espressivi di grande rilievo; attraverso l'uso di colori ad acquerello,di simbologie grafiche (come nella rappresentazione di diverse specie arboree o colturali), di ricercatezze decorative (come i cartigli o i motivi floreali) si giunge a risultati di valore paesaggistico e pittorico.
C'è infine un'altra dimensione nella quale questi manufatti assumono un significativo valore ed è quella della percezione da parte della comunità, intesa come la collettività degli abitanti del comune. La mappa è l'oggetto nel quale si ritrova l'identità stessa della comunità: spesso i sindaci o i funzionari comunali sottolineano l'importanza del fatto che le mappe rimangano presso i municipi, a disposizione di una fruizione da parte dei cittadini. E' proprio da questa esigenza che spesso nasce la decisione di conservare la mappa nella Sala Consigliare, appesa alla parete, in cornici di legno talvolta con vetro talvolta senza.
I supporti, carta o carta intelata, e i materiali scrittori e pittorici di cui sono costituite presentano, come ogni materiale, problemi di usura e di logoramento dovuti in parte alle condizioni inadeguate di conservazione, in parte all'utilizzo pratico che se ne è fatto, spesso fino agli inizi del '900.
Le situazioni biellesi sono variegate: si passa da situazioni ideali con mappe restaurate di recente, corredate da contenitori (scatole o tubi) di materiale antiacido e conservate in locali con condizioni termo-igrometriche adatte, a casi di mappe molto logorate con grandi lacune, strappi, macchie, scollamenti, segni grafici a matita o penna di periodi successivi alla realizzazione, segni di riparazioni con nastri adesivi e colle, presenza di puntine o chiodi arrugginiti, custoditi a volte in locali umidi e poco areati; esistono infine situazioni, per così dire intermedie, in cui mappe in buono stato sono conservate appese e pertanto esposte alla luce artificiale o ai raggi del sole, elemento questo che accelera notevolmente i processi di scolorimento, o collocate accanto a fonti di riscaldamento e perciò soggette quotidianamente a sbalzi di temperatura.
Evidentemente talvolta semplici accorgimenti potrebbero essere sufficienti a garantire una lunga vita a questi manufatti, talvolta sarebbero necessari consistenti interventi di restauro e la disponibilità di contenitori e ambienti che garantiscano buone condizioni di conservazione.
Il primo passo verso un intervento di questo tipo è il censimento da me condotto, il quale fornisce un quadro generale dello stato di fatto: cosa esiste sul territorio, dove il materiale è collocato, le condizioni nelle quali attualmente si trova.
Inoltre i dati rilevati nel corso di questa attività saranno resi disponibili nelle banche dati dell'Archivio di Stato di Biella e del Docbi e costituiranno una importante fonte per chi vorrà occuparsi di uno degli svariati temi, scientifici o storici, che nella documentazione catastale trovano materiale di cui arricchirsi.

Elena Gallo

Estratto da Studi e ricerche sul Biellese 2005, DocBi Centro Studi Biellesi, Biella 2005.

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©2003 Archivio di Stato di Biella - ultimo aggiornamento 25 gennaio 2016