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Catasti storici

Per catasto si intende l'insieme dei documenti risultante dalle operazioni di accertamento misura e stima dei beni immobili, allo scopo di ripartire l'imposta fondiaria.
I catasti piemontesi nascono nell'ambito della politica di razionalizzazione e rafforzamento dello Stato voluta da Vittorio Amedeo II e volta a limitare i privilegi e le immunità nobiliari ed ecclesiastiche.
Precedentemente, dal Medioevo a tutto il Seicento, i catasti erano puramente descrittivi, senza elementi di rappresentazione grafica, basati sulle "consegne" cioè le descrizioni dei beni rese dallo stesso proprietario che vi attribuiva pure un valore presunto. I dati che si possono ricavare sono molteplici visto che, spesso, sono riportati numerosi elementi che caratterizzavano le proprietà (parti rustiche degli edifici, botteghe, torchi, forni, edifici adibiti ad attività artigianali...), ma necessitano di elaborazioni che, risalendo nei secoli, si fanno via via più complesse. La catastazione settecentesca è affidata alle comunità è la prima rappresentazione del territorio basata su criteri scientifici, una rappresentazione essenzialmente statica in quanto legata al momento della rilevazione.
I libri delle mutazioni e dei trasporti correggono questa impostazione con l'aggiornamento dei titoli di prorietà. Una seconda catastazione venne eseguita, in due momemti, nel periodo di dominazione francese, tra il 1802 e il 1814.
Le mappe napoleoniche sono conservate presso l'Archivio di Stato di Torino. Il Biellese non è invece compreso tra i territori per cui fu realizzato il cosiddetto "catasto Rabbini" la cui formazione fu stabilita con legge promulgata il 4 giugno 1855.

Bibliografia:
M. Carassi, I. Ricci, I catasti piemontesi del XVIII-XIX secolo da strumenti di politica fiscale a documento per la conoscenza del territorio, in E. Castronovo, M. Rosci, Cultura figurativa e architettura negli stati del re di Sardegna 1773-1861, Torino 1980, volumi. III, pag. 1190-1197.

I catasti depositati all'Archivio di Stato, insieme agli archivi comunali, risultano, tranne alcuni casi, estremamente frammentari. Spesso, infatti, le amministrazioni preferiscono mantenere presso di sè questi documenti ancora necessari per uso corrente, a volte, invece, proprio l'utilizzo continuo ne ha determinato la dispersione.

Sono conservati documenti catastali delle seguenti località: Biella (libri catastali, fine secolo XIV-1950), Bioglio (libri catastali, 1722-1923; campagnolo, 1799), Camburzano (libri catastali frammentari, 1635-1910; mappa, 1786, molto rovinata), Casapinta (libri catastali, 1701-1882), Castelletto Cervo (libri catastali, 1754-1930), Cerrione (libri catastali, secolo XIX-1934), Chiavazza (libri catastali secolo XVII -1950; mappa 1783), Cossila (libri catastali secolo XVII-1950; mappa 1778), Dorzano (campagnolo, sec. XVIII; libri catastali, 1603-inizi del XX secolo), Gaglianico (libri catastali 1742-1863), Graglia (fogli di mappa; libro catastale, 1633), Magnano (mappa e campagnolo, 1790; libri catastali 1699-1951), Massazza (libri catastali 1726-1955), Mezzana Mortigliengo (libri catastali 1770, in copia 1699-1840), Miagliano (libri catastali, 1819-1889), Mongrando (libri catastali, 1644-inizi del sec. XX), Piatto (campagnolo, sec. XVIII; libri catastali, 1662-inizio del sec. XX), Pollone (libri catastali, 1600-1905), Ponderano (libri catastali 1852-1862), Pralungo (libri catastali 1631-sec. XIX), Ronco Biellese (libri catastali 1673-1798), Tavigliano (mappa, 1745, copia, libri catastali 1598-1863), Ternengo (campagnolo, 1779; libri catastali 1781-inizio del XX sec.), Tollegno (libri catastali sec. XVII-1859), Valdengo (libri catastali 1678-1779), Vallanzengo (libri catastali, sec. XIX), Valle San Nicolao (libri catastali 1754- sec. XX), Vigliano (libri catastali sec. XVII-1926), Zumaglia (libri catastali sec. XIX).


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©2003 Archivio di Stato di Biella - ultimo aggiornamento 25 gennaio 2016