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Orfanotrofio femminile Ravetti di Biella

Nel testamento dell'avvocato Gaspare Ravetti veniva nominata erede la confraternita dei Santi Paolo ed Elisabetta "coll'obbligo alla medesima di erigere a spese dell'eredià di lui Signor Testatore una casa Monastero di Figlie povere ed Orfane". Dopo la sua morte avvenuta nel 1796 si procedette alla realizzazione dell'opera, ma solo dopo il 1814, l'istituto iniziò a funzionare a pieno ritmo. Le ragazze furono ospitate nel monastero delle monache cistercensi di Santa Caterina, soppresso nel 1802 e acquistato dall'Orfanotrofio. Nel 1821 l'opera fu denominata Orfanotrofio Ravetti ed ebbe in seguito nuovi regolamenti che mantennero sempre inalterati i diritti della Confraternita.
L'ampio complesso del monastero di Santa Caterina non fu completamente occupato dalle orfane. In una parte di esso si stabilì, nel 1832, un educandato per fanciulle che prese il nome di Istituto Santa Caterina. Dapprima fu affidato alle dame inglesi, poi alle suore giuseppine, che nel 1957 lo trasferirono in una sede autonoma.
L'Orfanotrofio fu retto, fino al 1854, da personale laico, in seguito passò alle suore rosminiane che vi operarono adeguandone le funzioni alle diverse esigenze di educazione e assistenza maturate con il passare del tempo e lasciarono l'opera negli anni 70 del '900.

Bibliografia
D. Lebole, Storia della Chiesa Biellese Le confraternite vol I, Biella 1971, pag. 166-167

L'archivio

Fu depositato nel 1995.
La sua rilevanza storica non si ferma alle serie documentarie che si riferiscono in senso stretto alla gestione dell'Ente (ordinati e delibere, registri e documenti contabili, copialettere, documenti relativi alle ragazze, alcuni diari della casa redatti dalle madri direttrici). La parte più antica costituita da atti di lite, confessi, atti diversi relativi ai beni, proviene infatti dalla famiglia Ravetti. A questa si aggiungono vari documenti riguardanti le dotazioni giunte nel tempo all'istituto.
È inoltre da rilevare documentazione concernente l'Istituto Santa Caterina.
Esiste un inventario redatto nel 1892 sottoscritto dal presidente Giuseppe Tarino e dal tesoriere G.B. Fornero. Non tutti i fascicoli descritti sono stati identificati.
Si è, poi, provveduto alla redazione di un elenco dei fascicoli che cronologicamente completano le serie.
Restano escluse le carte Ravetti e una miscellana amministrativo contabile.

Bibliografia
G. Bolengo, Orfanotrofio femminile Ravetti in Biella, in 'Archivi e storia', 1994, n. 12, pag. 133-134

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©2003 Archivio di Stato di Biella - ultimo aggiornamento 25 gennaio 2016